Uso questo blog per pensare. Lo uso per arrabbiarmi per le cose non giuste. Lo uso per condividere il mio pensiero con chi voglia farlo. Non ho altro che abbia senso mettere in comune. Gionata

lunedì 17 luglio 2017

Immigrazione, numeri contro preconcetti


Tutti hanno diritto alla propria opinione. Nessuno ha diritto ai propri fatti. Non esistono i fatti personali o alternativi. Chi li cerca, esce dalla realtà e entra o nell’illusione o nella menzogna, o tutte e due spesso.
Riguardo all'immigrazione, è bene fare ogni tanto un ripasso, un ""reality check".

Ecco alcuni fatti, sotto forma di numeri, misurati dall’UNHCR, l’alto commissariato dell’ONU per i rifugiati che ha il compito di contare i rifugiati di tutto il mondo. Dati aggiornati al 2016.

1)      Numero di rifugiati: l’Italia non è assolutamente uno dei paesi al mondo che ricevono più rifugiati. Non è nemmeno nei primi dieci posti. In testa c’è la Turchia (riceve milioni di profughi dalla Siria). Nella top ten l’unico paese Europeo è la Germania.

2)      Percentuale di rifugiati: l’Italia è tra gli ultimi paesi europei come percentuale di rifugiati. Abbiamo 2.4 rifugiati per mille abitanti. La Svezia ne ha ventitré. La Germania otto, per dire.

3)      Richieste di asilo: i rifugiati che sbarcano, per la maggioranza non vogliono venire in Italia. Sbarcano qui perché è più vicino. Poi quando fanno la richiesta, per il 90% chiedono di andare in altri paesi, dove probabilmente hanno amici o parenti o speranze.

4)      Buonismo: buonismo? Ogni 100 richieste di asilo in Italia, 60 vengono rifiutate tout-court. 35 ricevono solo un parziale assenso (non l’asilo ma accoglienza temporanea o condizionata) e solo 5 vengono accettate in pieno.

E’ vero però che in Italia queste cifre sono in aumento, rispetto a molti paesi europei, in quanto quelli più piccoli e fino ad oggi generosi si stanno saturando. Ma siamo sempre dietro.

Quindi, sembrerà strano, ma molti degli allarmismi che vengono diffusi da personaggi di dubbia credibilità sono balle spaziali. Si tratta solo di un modo di fare casino per spaventare la gente e trarne un vantaggio politico. Purtroppo spesso funziona, anche perché i media, sempre alla ricerca di notizie sensazionali, ammanniscono agli ignari telespettatori o lettori cazzate non verificate oppure focalizzano l’attenzione su un fatto isolato come se fosse il problema dell’anno (vi ricordate i cani che per un’estate hanno divorato migliaia di vecchiette?).

I social, a partire da Facebook, peggiorano le cose perché qui qualsiasi individuo può postare informazioni false o in malafede, contando sul fatto che molti di noi sono troppo pigri per controllare, specie se le falsità assomigliano ai preconcetti che ci siamo costruiti. Eh certo, qualcuno mi conferma che il mondo è come me lo immagino io, perché controllare?

Questa pigrizia la paghiamo cara e salata perché permettiamo a gente disonesta di prenderci in giro.
Questo vuole dire che va tutto bene? Certamente no. Ma vuole dire che chi urla al collasso del sistema e al disastro, mente.

Come dico sempre, non dovete credere a me, documentatevi, ma fatelo presso fonti credibili e non “boiachimolla.it” oppure “tuttialmuro.it”.
Gionata

giovedì 18 maggio 2017

non c'è posto al mondo per i Trump


Da quando è stato eletto Presidente degli Stati Uniti, non ho mai scritto una riga su Donald Trump. Lo faccio solo ora, per due motivi: primo perché ne hanno scritto tutti e in tutte le salse per cui non mi sembrava di potere aggiungere un contributo originale. Secondo perché mi fa schifo. Donald Trump mi fa schifo. Quando compare nelle news lo evito: giro canale, volto pagina, faccio scorrere il newsfeed. Leggo il titolo al volo, che mi conferma inevitabilmente di che razza di capo ci ritroviamo, e passo oltre.

Non avrei mai pensato che nel corso della mia vita avrei visto la prima potenza del mondo nelle mani di una persona così inadatta, né che la gente fosse così istupidita e passiva da votarlo.

Non è nemmeno un tipo particolarmente originale. Se ne trovano a mazzi, specie tra i ricchi e potenti. Io ho anche lavorato per gente così. Arroganti e maleducati, scollegati dalla realtà, anzi, essi tentano di imporre agli altri una realtà alternativa, la loro, che non esiste e non funziona. Io ho resistito per anni, poi me ne sono andato.

La gente come Trump si irrita massimamente quando qualcuno li mette di fronte alle loro contraddizioni, fa cadere il loro castello di carte. Non lo accettano, rifiutano violentemente il reale. E, se possono, se la persona che non dice sempre di sì lavora per loro, la licenziano.

Le nostre mamme ci hanno messo in guardia contro gente così. I bambini che a scuola si vantano se hanno una merendina più golosa della tua, e poi vanno a piangere dalla maestra se gliela spiaccichi sul muso. Il vicino di casa che posteggia sempre sul marciapiede perché vuole che tutti vedano che ha un’auto grossa. Il passeggero in aereo che fa commenti fascistoidi ad alta voce come se stesse declamando delle ovvietà.

Il problema è che poi, da adulti, smettiamo di schiacciargli la merendina sul muso. Perché noi normali ci ricordiamo cosa ci ha insegnato la mamma. Perché commettiamo l’errore di sentirci superiori e riteniamo che il compatimento sia una pena sufficiente per il disturbatore. Non è così. Quello non è in grado di recepire, è un treno che va solo in una direzione, fuori. Espelle, urla, secerne, è sempre soggetto attivo. E quindi con questa gente dobbiamo fare violenza prima a noi stessi, e poi, moderatamente, a loro.

Di solito funziona. Di solito affrontare questi palloni gonfiati li fa rimpicciolire. Smettono di fare i gradassi, almeno nei confronti di chi gli resiste (quando non lo possono licenziare).

Non so come si possa chiamare questa forma di cittadinanza attiva, pre-politica, che non si risolve nel voto. Il voto a un politico o a un altro è solo la conseguenza di una serie di decisioni prese, ma il fatto di resistere agli stronzi tutti i giorni nella vita quotidiana è molto più importante perché in qualche modo forgia, seleziona quelli che andremo a votare. Se i nostri rappresentanti sanno che siamo attenti, svegli e non accettiamo prepotenze o prevaricazioni, staranno più attenti a come si comportano.

Non c’è bisogno di armarsi o di fare del male a qualcuno. Semplicemente non bisogna stare zitti. Avete provato a lamentarvi quando qualcuno, nel silenzio di un ufficio delle poste, prova a saltare la coda? Subito dietro di voi parte un’ondata di sdegno, il tagliatore di code vacilla, viene scosso, rinuncia. Se applichiamo questo principio a situazioni meno ovvie, abbiamo fatto un favore alla civiltà. Io non sopporto il termine “tolleranza zero” perché di solito chi lo pronuncia ha smesso di ragionare da un pezzo. Ma ai prepotenti o gli arroganti non si può concedere nemmeno un centimetro. Che passino giornate orribili circondate da cittadini per bene che non gli permettono di sgarrare, Poi si sfoghino a casa con qualche videogame o mangiando a dismisura. Chissenefrega. La loro frustrazione è una condizione necessaria per avere un mondo migliore.

domenica 16 aprile 2017

I ciclisti salutano solo in salita

E i runner in discesa. E’ così. Ne ho avuto prova nuovamente anche oggi.
Sabato di Pasqua, sfuggo alle richieste muliebri relative a improbabili commissioni e acquisti di prodotti esotici (la paprika affumicata? E cosa te ne fai? Dove la vendono? Devo andare fino in Costarica per trovarla?) e vado a correre.
Correre in ambiente pedemontano non è come da noi, dove si sfreccia su piatte strade di terra battuta circondati da placide risaie e salutati da aironi e cicogne che si scostano con sonnolenza. Qui non ci sono tratti orizzontali; o si sale o si scende, e i sette chilometri che mi sono prefisso di percorrere sono come una serie di ripetute: per un tratto si muore, poi si risorge, poi si ri-muore, eccetera.
Ho modo di osservare quindi il comportamento dei ciclisti amatoriali che mi sfilano nei due sensi. E mi accorgo appunto di questo fenomeno. Il ciclista in salita saluta cordialmente l’atleta che corre, compagno di fatiche ginniche. In discesa invece sfreccia impassibile, ieratico, nascosto dietro occhiali da sole aerodinamici.
Il motivo è molto chiaro. I ciclisti sono gente semplice.
Quando pedalano in salita, spingendo rapporti medio-leggeri, non un mulinello da vergognarsi, diciamo una cosa onesta, hanno il tempo di guardarsi intorno, mentre con lo sguardo cercano la salvezza in cima al rilievo, la cresta oltre la quale la bici va da sola, vedono noi corridori venirgli incontro, con passo lungo e baldanzoso, riconoscono lo stesso sforzo, la stessa sopportazione della fatica che nobilita e libera endorfine che poi, dopo la corsa o la pedalata, ci aiuteranno a godere del riposo, dei dolorini, della sete di vini bianchi freschi.
E quindi salutano, fratelli nel sudore, e noi li salutiamo indietro, orgogliosi di fare parte della stessa schiatta, più lenti e più sudati: i fanti e la cavalleria dello stesso esercito.
Ma i ciclisti in discesa sono un’altra cosa. Essi vivono tutta la settimana aspettando di salire sulla loro bicicletta, bloccati da lavori e pendolarismo, cosicché quando finalmente montano su di essa, dopo rituale vestizione con maglietta impietosamente aderente, calzoncini a mappamondo, caschetto, si fanno tutt’uno con il mezzo, non distinguono più la propria capacità di spingere i pedali dall’abilità che hanno i cuscinetti delle ruote di trasmettere il movimento minimizzando l’attrito.
In discesa, la velocità li inebria; il solo fatto di rimanere in sella, senza essere disarcionati, con le due ruote che sfrecciano sull’asfalto, sfiorando un mondo che sfugge all’indietro, li trasforma in cosmonauti lanciati verso il futuro dell’umanità. E come possono tali creature semidivine abbassarsi a salutare un lento e sofferente essere che arranca su per la salita che egli sta sorvolando a velocità supersonica?
Noi che corriamo, invece, salutiamo in discesa, perché siamo in grado di farlo. In salita, tormentati da visioni mistiche, ripercorrendo le stazioni della via crucis, non sempre si riesce, mentre nel delirio ringraziamo Veronica che viene a detergerci il sudore, e scacciamo spugne imbevute di aceto.
Intanto, mentre i ciclisti lanciati in discesa non salutano, io, il lento e sofferente essere di cui sopra, ho stabilito in effetti un ritmo accettabile, che mi ha portato a superare la parte difficile del percorso mantenendo un passo onorevole. Poi ho affrontato l’ultima salita, già all’interno del paesino, sulle stradine di pietra che si inerpicano fino alla casa, qui dove se il ciclista vuole salire deve mettere piede a terra. Un passo dopo l’altro, senza cedere alla squallida volontà che mi dice: -dai molla, hai fatto abbastanza, l’ultimo pezzo ce lo facciamo al passo. Ci vai te al passo, ci vai. Ecco il muretto, ecco il cancello. Arrivo. Il mondo si ferma anche lui. Guardo l’orologio. Personal best. Vai.

mercoledì 22 marzo 2017

Scie Chimiche in Senato – aprite le finestre del cervello*!


E’ di questi giorni la notizia che presso il Senato (in una sala di pertinenza del Senato a due passi da Palazzo Madama) si è tenuto una specie di convegno su una cosa che si chiama “geoengineering” e che in realtà trattava di un argomento ormai piuttosto noto: le scie chimiche.

Molti ne avranno sentito parlare, dato che in Italia le cazzate hanno diffusione migliaia di volte più veloce e capillare della scienza. Comunque, nel caso non fosse chiaro a tutti, spieghiamo molto rapidamente che:

-          La teoria secondo cui le scie di condensazione visibili nell'atmosfera terrestre create dagli aerei non siano formate da vapore acqueo ma composte da agenti chimici o biologici, spruzzati in volo per mezzo di ipotetiche apparecchiature montate sui velivoli, per varie finalità è come la Corazzata Potèmkin: una cagata pazzesca.

-          Senza entrare nel dettaglio di cosa siano queste scie (andate su Wikipedia, fate un piccolo sforzo), restiamo nel campo della logica. Chi decide di inondarci di scie chimiche? Quale governo? O quali governi? E come fanno a mettersi d’accordo, che in Europa non riescono neanche a decidere dove mettere il parlamento (e infatti ne abbiamo due)?

-          Esiste un ordine mondiale segreto? E di quanta gente è composto, per controllare le emissioni degli aerei? E di tutti questi, mai una talpa o un pentito?

Delle stupidaggini che si sentono in giro questa è una delle più grottesche, a livello di quelli che dicono che lo sbarco sulla luna era un fake, più o meno. Naturalmente un sacco di webbmasters ormai diventati bufalovori ci va a nozze e linka e lika, e condivide come quel personaggio di Crozza. Credere a tutto, basta che non sia scienza, che è difficile e fa venire il mal di testa.

Sorprende che una cosa del genere trovi spazio in una sede istituzionale, ma invece è possibile dato che i gruppi parlamentari possono usare questa sala per i loro convegni. E quale gruppo parlamentare organizza un convegno così?

Il gruppo Grandi Autonomie e Libertà (GAL).

Eh?

Il gruppo Grandi Autonomie e Libertà (GAL).

Si, lo so. Nessuno ha votato per questo partito. Si è formato in Parlamento a causa dell’ormai diffusissima transumanza parlamentare. Senatori e deputati eletti con i listoni bloccati che poi litigano con i loro benefattori (i segretari dei partiti che decidono chi va in parlamento con l’attuale legge elettorale) e, per mantenere prerogative, leva politica e finanziamenti, fondano gruppi fantasiosi.

In questo caso il promotore e membro di GAL è un tale Bartolomeo Pepe, ex Cinque Stelle.

Come sia arrivato in parlamento uno che crede alle scie chimiche non è un mistero: attraverso la selezione via web praticata dal Movimento 5 Stelle. I candidati rispondevano alle domande del web, i più bravi passavano. Spero che Pepe non abbia ricevuto domande sulle scie chimiche durante la sua audizione, perché se ‘sta cosa è venuta fuori e lo hanno candidato lo stesso c’è da denunciarli per sabotaggio delle istituzioni democratiche.

Studiate che è meglio.

PS

http://www.huffingtonpost.it/2017/03/10/scie-chimiche-al-senato_n_15281856.html questo è il link all’articolo dell’Huffington Post da cui ho appreso la notizia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_complotto_sulle_scie_chimiche questo è il link a Wikipedia che spiega in dettaglio cosa sono ‘ste scie.

*il riferimento nel titolo è alla canzone di Franco Battiato New Frontiers, del 1981, in cui a un certo punto il coro canta “le pareti del cervello non hanno più finestre”. Mi è sembrata una buona descrizione dell’attuale stato di ottundimento culturale in cui ci troviamo in cui molti ascoltano e credono solo a chi conferma le loro superstizioni e i loro preconcetti, ignorando coscientemente l’inattendibilità delle fonti.

sabato 14 gennaio 2017

Ode alla Panda


 

A un certo punto degli anni ’70 l’opinione pubblica mondiale fu colpita dalla notizia che il panda gigante era sull’orlo dell’estinzione. Fino ad allora le tematiche ambientali erano per lo più ignorate, per quanto dal 1961 esistesse già il WWF, che da subito ebbe il panda come simbolo.

Certo, se prossimo all’estinzione fosse stato il ragno aculeato della morte rossa o il lombrico peloso del diavolo forse non avrebbero raccolto tanta simpatia. Ma il fatto che un grande animale dall’aspetto così mansueto stesse per scomparire a causa dell’azione dell’uomo contribuì a formare una coscienza ambientale.

Sull’onda di questo successo mediatico, nel 1978 la FIAT decise di chiamare così la sua nuova utilitaria, legandola all’idea di ambiente e di sostenibilità.

Sono passati oltre trent’anni, e chi di noi passa abbastanza tempo in giro per le strade sicuramente incontra tutti i giorni qualche vecchia Panda dei primi anni ’80. Sono ancora in giro, perchè non si rompono.

La loro perdurante presenza secondo me è quello che veramente giustifica il nome di questa macchina e veramente le rende giustizia come paladina dell’ambiente.

Se una macchina dura molto, non ne compri una nuova. Questo è il primo fondamentale concetto relativo alla protezione dell’ambiente. La nostra società si basa sulla produzione continua di beni che vanno consumati per poterne produrre altri. E’ esattamente così che si distrugge un pianeta. Ma la Panda si oppone! Viene prodotta e comincia a andare in giro e prova a fermarla. “Scusi, signora Panda, ci sarebbe da rottamar...” “ma vai tu a farti rottamare!” ride il pandino e se la sgasa in giro che è un piacere.

Adesso, ci siamo stati tutti sul pandino, abbiamo sofferto molto per spuntoni del sedile che uscivano per motivi misteriosi, abbiamo patito il caldo e il freddo, ci hanno sorpassato quasi tutti, e l’accoppiamento era praticamente impossibile. Ma d’altra parte se non vuoi rompere le scatole al pianeta devi fare una macchina che sia, come dire, poca.

C’ha il motore a scoppio, emette scarichi di idrocarburi. Si, ma poco. Il mio amico ricco ha una Lexus SUV ibrida, ah che belle le lucine che mostrano il K.E.R.S. e il motore elettrico, certo: solo la batteria pesa come un pandino, poi smaltiscila tu quando hai finito di usarla.

Le portiere della Panda fanno “spang” invece che “clunk”. Eh certo, c’è meno roba, meno profili di plastica. Non c’è l’aria condizionata (ma dai?). Vuole dire che non emettiamo gas velenosi.

L’impatto della Panda sul pianeta è stato lieve, ci ha spostato decorosamente in giro per l’Italia per tanti anni e continua a farlo, ma educatamente, chiedendo scusa alle siepi per lo scarico di cui sebbene modestamente le inonda. Dal punto di vista della natura, ambientalismo è non rompere i coglioni.

Andare piano, con poco, lasciando spazio agli altri e sopportando quello che c’è intorno a noi, meteo compreso. La Panda ci ha insegnato a stare al mondo.

domenica 1 gennaio 2017

Terra, 2017


 
Questa immagine della Terra viene dalla International Space Station (ISS), che orbita costantemente intorno al pianeta, abitata da astronauti e scienziati.

La sua bellezza sta in quello che si vede, il nostro cielo visto da sopra, ma anche in quello che non si vede.

Come gli stessi astronauti anni fa avevano detto subito, non si vedono i confini, le barriere a cui oggi molti tengono per separarsi dagli altri. Oggi, primo gennaio 2017, non si vedono il fumo delle bombe, le file di profughi, o le facce dei politicanti che predicano l’odio.

Non si vedono l’inquinamento atmosferico, nè il riscaldamento globale e i disastri naturali che esso comporta, anche se oggi i principali paesi al mondo sono guidati da leaders, in teoria democraticamente eletti, che negano questa realtà o semplicemente se ne fregano, pressati da interessi di parte.

Non si vede il pericoloso impoverimento della gente anche nel ricco nord-ovest del mondo, a vantaggio di pochissimi, nè la sparizione del lavoro.

Quello che si vede, in effetti, è bellezza pura.

Per chi ama la scienza, questa bellezza è ulteriormente aumentata dal fatto che l’immagine sia stata catturata da un miracolo del tutto umano: la ISS, che orbita sulle nostre teste da oltre 15 anni, frutto di un progetto che ha coinvolto tutti i grandi paesi al mondo. E se qualcuno obiettasse sull’utilità pratica di questo grande simbolo di civiltà, ricordiamoci che la scienza di solito i problemi li risolve, mentre la politica spesso li crea. E che proprio ora sulla ISS si svolgono esperimenti per capire come combattere l’indebolimento delle ossa in un mondo che invecchia, per sviluppare nuovi farmaci più efficaci e per migliorare il processo di combustione e renderlo più pulito.

Oltre che per catturare le particelle di alta energia liberate dallo scontro dei raggi cosmici con l’alta atmosfera, che è una figata.

venerdì 9 dicembre 2016

Silenzio


In tutto il periodo in cui in Italia ci accapigliavamo per la campagna referendaria questo blog è rimasto silente.

E’ stata una scelta dettata dal fatto che lo scrivente era impegnato appunto nell’agone politico e non ha voluto utilizzare queste pagine per fare propaganda.

Ho iniziato questo percorso conoscendo per sommi capi la materia costituzionale di cui il referendum si occupava. Progressivamente, mentre le ragioni del Si e del No venivano spiegate, ho cercato di arrivare a una conoscenza più approfondita.